Archive for May 24th, 2008
Sat 24 May 2008

Altro che “spostati, ragazzino”: un sedicenne canadese di Waterloo ha trovato il modo di degradare naturalmente le buste di plastica in appena tre mesi, contro i mille anni necessari altrimenti.
Daniel Burd, questo il suo nome, è partito dal presupposto che, per quanto lungo, dietro il processo di decomposizione ordinario della plastica dovesse celarsi un qualche agente, presumibilmente un batterio. Preparato un composto adatto alla fermentazione, fatto di acqua corrente, lievito e alcune sostanze chimiche trovate in casa, Daniel vi ha immerso della polvere di plastica e conservato il tutto in uno shaker mantenuto a una temperatura costante di 30°. Dopo alcuni mesi passati a sperimentare con gli ingredienti e le configurazioni, lo studente è quindi riuscito ad ottenere una degradazione del 43% della plastica in appena sei settimane, grazie all’azione combinata di due gruppi di batteri.
L’applicazione su scala industriale di questa tecnica richiederebbe poco e niente, visto che la maggior parte dell’energia necessaria sarebbe fornita dagli stessi batteri durante il processo di decomposizione. Gli unici ingredienti esterni si ridurrebbero ad acqua e diossido di carbonio.
Abbinate il tutto a una seria raccolta differenziata e potremmo ritrovarci risolta una piaga ambientale di dimensioni mondiali.
Link: The Burd Solution (via Wired).
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Sat 24 May 2008

Sat 24 May 2008

Altro che “spostati, ragazzino”: un sedicenne canadese di Waterloo ha trovato il modo di degradare naturalmente le buste di plastica in appena tre mesi, contro i mille anni necessari altrimenti.
Daniel Burd, questo il suo nome, è partito dal presupposto che, per quanto lungo, dietro il processo di decomposizione ordinario della plastica dovesse celarsi un qualche agente, presumibilmente un batterio. Preparato un composto adatto alla fermentazione, fatto di acqua corrente, lievito e alcune sostanze chimiche trovate in casa, Daniel vi ha immerso della polvere di plastica e conservato il tutto in uno shaker mantenuto a una temperatura costante di 30°. Dopo alcuni mesi passati a sperimentare con gli ingredienti e le configurazioni, lo studente è quindi riuscito ad ottenere una degradazione del 43% della plastica in appena sei settimane, grazie all’azione combinata di due gruppi di batteri.
L’applicazione su scala industriale di questa tecnica richiederebbe poco e niente, visto che la maggior parte dell’energia necessaria sarebbe fornita dagli stessi batteri durante il processo di decomposizione. Gli unici ingredienti esterni si ridurrebbero ad acqua e diossido di carbonio.
Abbinate il tutto a una seria raccolta differenziata e potremmo ritrovarci risolta una piaga ambientale di dimensioni mondiali.
Link: The Burd Solution (via Wired).
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