Archive for September 5th, 2005

“C’è più da preoccuparsi per gli incidenti aerei o automobilistici che per il rischio di trovarsi coinvolti in un attentato. Credo ci sia molta più probabilità di farsi male in casa che di capitare dentro un incidente di questi (sic).”
(Silvio Berlusconi ai giornalisti, dopo l’ennesimo
“allarme attentato” lanciato dal ministro Pisanu)

Nonostante la massiccia frequenza con cui si presenta nei media, il termine “terrorismo” è ben lontano dall’avere una definizione chiara. Il Garzanti propone:

    1. metodo di lotta di gruppi e movimenti politici che, negando o vedendosi negata la possibilità di conseguire i loro fini con mezzi legali, cercano di rovesciare l’assetto politico-sociale esistente con atti di violenza organizzata (attentati, omicidi, sabotaggi ecc.); per estens., l’insieme dei gruppi e movimenti che praticano questo metodo: il terrorismo rosso, nero;
    terrorismo psicologico: atteggiamento e comportamento di chi induce terrore attraverso intimidazioni, pressioni psicologiche.
    2. (estens.) regime di violenza istituito da un governo per conservare il potere.

Definizioni quanto mai contrastanti, se non altro perché riferibili sia a generici movimenti che intendono scardinare un regime, sia a quei governi che un regime intendono mantenerlo con la coercizione.
Per avere un’idea della complessità della questione basta leggere un articolo di Roberta Barberini pubblicato su Gnosis, la rivista del SISDE, di cui riporto di seguito un estratto:

“Alcuni stati non hanno norme specifiche in materia di terrorismo e sanzionano gli atti terroristici come reati comuni; altri hanno leggi nelle quali i termini “terrorismo” o “terrorista” compaiono esplicitamente, ma senza definizione. Tale è il caso della Germania e dell’Italia (ove, peraltro, si fa anche riferimento alla ”eversione dell’ordine democratico”). In altri casi si utilizzano, per indicare il fenomeno terrorismo o la finalità terroristica, circonlocuzioni di vario tipo: il codice penale francese fa riferimento ad atti che turbano gravemente l’ordine pubblico con l’intimidazione o il terrore; il codice penale portoghese parla di pregiudizio agli interessi nazionali, di alterazione o sovvertimento del funzionamento delle istituzioni di Stato, di costrizioni nei confronti delle pubbliche autorità e di intimidazioni alle persone o alla popolazione.” [1]

E così via. Il perno attorno al quale ruota la difficoltà storica nel definire in modo univoco il terrorismo è, manco a dirlo, politico:

“Gli stati occidentali erano preoccupati che una definizione di terrorismo potesse essere utilizzata per includervi il ‘terrorismo di stato’.” [1]

Non ho alcuna intenzione di proporre qui una nuova definizione. Desidero soltanto mettere in evidenza quanto segue: diffidate di chi usa spesso il termine terrorismo, perché o è in malafede o non sa di cosa sta parlando.
Un esempio pluricitato è il discorso agli americani tenuto da George W. Bush dopo l’attacco alle torri gemelle – in cui le parole “terrorismo”, “terroristi” e “terrore” furono pronunciate 33 volte [2] – ma anche la stampa italiana non scherza: all’indomani degli attentati di Londra del 7 luglio scorso praticamente tutti i quotidiani e tutti i TG hanno utilizzato la frase “attentati terroristici”.

Attentati terroristici. Non credete che kamikaze, attentatori, perfino uomini-bomba, siano termini più adatti e inerenti alla realtà, soprattutto per chi, come la categoria dei giornalisti, dovrebbe rappresentare obiettivamente e nel modo più fedele possibile i fatti?
Ma la notizia – è il trend – va strillata, non riportata.

A questo proposito è interessante esaminare la genesi dell’allarme attentato.
I servizi segreti italiani adottano una scala di valutazione per classificare la bontà di un’informazione: “Di provata attendibilità”, “Affidabile”, “Affidabile e già positivamente sperimentata”, “Fiduciaria”, “Di attendibilità non sperimentata” e “Fonte non verificata”.
Se le informazioni provengono da servizi segreti non italiani la dicitura è “si apprende in un contesto di collaborazione internazionale”. Di seguito un esempio di dispaccio diffuso dal Viminale:

“Voce: presunta cellula islamica collegata al conflitto russo-ceceno. Si è appreso da fonte fiduciaria che due estremisti islamici, tali Magamet, di circa 26 anni, e suo fratello Ahmed di poco più giovane, esperti nel confezionamento di ordigni esplosivi con materiali facilmente reperibili in commercio, avrebbero raggiunto l’Europa, probabilmente il nostro Paese, la Germania o la Francia, con l’intenzione di chiedere asilo politico. Secondo la stessa fonte, il loro viaggio in Europa potrebbe essere collegato a un possibile evento delittuoso di matrice terroristica.”

Ancora:

“Il Sisde ha riferito di aver appreso in un contesto di collaborazione internazionale che gruppi autonomi (composti prevalentemente da elementi dell’esercito di Muhammed, del gruppo di Feludja, di Al Qa’ida e dell’Arabia Saudita) legati a Saddam Hussein, starebbero preparando attentati in numerosi Paesi europei, in particolare Spagna, Paesi Bassi, Germania e Belgio, da attuare in occasione delle festività natalizie. Secondo quanto riferito, gli attentatori provenienti da un non meglio indicato paese mediorientale dovrebbero essere in possesso di documenti sauditi, anche se non è possibile escludere l’impiego di titoli di viaggio degli Emirati arabi uniti e dello Yemen. Al momento, non è noto se i terroristi stessi porteranno il materiale da utilizzare per tali azioni ovvero se esso si trovi già nel Paese obiettivo. Un gruppo si troverebbe già nel Paese di destinazione, mentre gli altri dovrebbero iniziare ad attivarsi il prossimo 18 dicembre.” [3]

Un verbo su due è al condizionale.
Il 27 Dicembre del 2004 Berlusconi racconta: “Che giornata terribile è stata questa (si riferisce al 22 Dicembre). C’era una notizia precisa e verificata di un attentato su Roma il giorno di Natale. Un aereo dirottato sul Vaticano. Un attacco dal cielo. La minaccia del terrorismo è in questo istante altissima. Ho passato la vigilia a Roma per fronteggiare la situazione.”

Ironie a parte su Berlusconi che fronteggia solitario il terrorismo, ecco la notizia “precisa e verificata” che ha causato l’emergenza:

“Militare del Reparto Operativo di Nuoro acquisiva da fonte confidenziale degna di fede, a sua volta informata da altra fonte non verificata, comunque imprenditore di nazionalità italiana di cui non ha voluto in alcun modo fornire ulteriori indicazioni, la notizia di un imminente attentato nei confronti del Santo Padre a Roma in occasione delle prossime festività, da parte di sedicente setta musulmana, avente sede in località sconosciuta ma contraddistinta da una bandiera del Bahrein e Qatar, con in calce una scritta in arabo (che si trasmette in allegato).
Secondo la fonte, l’ideatore sarebbe un prete cattolico che frequenta spesso il Vaticano, corrispondente alla seguente descrizione: alto, magro, calvo, con un riporto di capelli grigi sul davanti. L’attentato potrebbe consumarsi con i seguenti modus operandi: un aereo che si scaglia contro il palazzo apostolico; un missile che esplode contro lo stesso palazzo.”
[3]

Delirio. Come se non bastasse, la scritta allegata alla nota recitava “Tarek, Brik. it”, aggiungendo il definitivo tocco di nonsense alla vicenda.
C’è da chiedersi chi scatena davvero il terrore, alle volte.

Ora, i fatti. Secondo Wikipedia il primo atto “terroristico” dell’era moderna è databile al 1920, anno in cui una carrozza che trasportava 300 chili di esplosivo fu fatta saltare in aria a Wall Street causando 40 morti.
Da allora, facendo la somma di tutte le persone morte a causa di attentati fino ad oggi, si ottiene un totale di 7631.
E’ un numero molto alto.
Ma è un numero tanto alto da creare terrore?
Facciamo due conti. Supponiamo che ogni giorno, in Italia, un kamikaze si faccia esplodere in un vagone della metropolitana. Supponiamo anche che le linee metropolitane italiane siano 10 (mi mantengo e mi manterrò basso: solo a Napoli tra Cumane, Metropolitane e Circumvesuviana si arriva a 10 linee), che coprano l’orario 8.00-20.00, che passino ogni 30 minuti e siano composte di 5 carrozze ognuna.
A queste condizioni, e prendendo la metro ogni giorno, la probabilità di essere coinvolti è una su 10x24x5=1200.
In altre parole occorrerebbero mediamente più di tre anni per incappare in un attentato.
Ma la frequenza degli attentati è tutt’altro che all’ordine del giorno, così come non è detto che l’obiettivo risieda in Italia, o che si punti in generale a colpire i pendolari.
Tirando le somme ci si ritrova con uno 0.00…01 % in più da gettare sul tavolo verde su cui si decide la nostra sorte.

Concludo tornando alla citazione che apre il post: non so come una frase simile sia potuta sfuggire a Berlusconi, ma la ritengo la considerazione più sensata fatta da un politico sul fenomeno mediatico “terrorismo”.

Fonti:
[1] La definizione di terrorismo internazionale e gli strumenti giuridici per contrastarlo;
[2] Twin Towers Speech;
[3] Le bufale del terrore, di Bonini e D’Avanzo. L’articolo è disponibile online in tre parti: 1, 2, 3;
[4] Anche se non citato esplicitamente includo fra i riferimenti il documentario della BBC The Power of Nightmares, la cui visione ha largamente contribuito allo spirito del post.

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